Museologia & Cinema

"Non amo eccessivamente i musei. Ve ne sono molti ammirevoli, non ce n'è alcuno piacevole. Le idee di classificazione, di conservazione e di utilità pubblica, che sono giuste e chiare, hanno poco a che fare con il piacere"
Paul Valéry

C'è un cinema che muore ogni giorno, ed è il cinema più legato alla nostra regione, provincia, città. Un cinema poco conosciuto a livello internazionale ma più significativo a livello culturale. Un cinema che si chiama anche documentario, cortometraggio, mediometraggio e che in breve tempo dopo la sua creazione cade presto nell'oblio. Un oblio che non coincide solamente con quello dell'opera stessa ma anche con quello degli uomini e della società da cui è stato prodotto.
Di fronte al vuoto creato dai media che riempiono i nostri pensieri quotidiani con l'ultima novità commerciale, di fronte al potere assoluto delle Majors che pensano ai film esclusivamente come fonte di lucro, uniformando il cinema, si sente da tempo il bisogno di una istituzione in grado di riempire queste lacune, istituzione che può essere ben rappresentata dalla creazione del Museo del Cinema.

La Dolce Vita

Il Museo del Cinema ha il dovere morale di recuperare, conservare e di rappresentare "il dramma dell'immaginazione creativa dell'uomo", ovvero la storia del pensiero e delle emozioni umane. Il Museo del cinema, infatti, non deve solo salvare materialmente dall'oblio un'opera cinematografica, ma anche saper ricreare, attraverso documenti e informazioni adeguate, quello che è stato il contesto socio/culturale in cui l'opera ha avuto origine. Contesto che, data l'invenzione relativamente recente del cinema, può essere ricreato attraverso informazioni storiche, giornali, interviste, fotografie, locandine, sceneggiature: tutti elementi che concorrono alla rappresentazione delle emozioni creative umane. Dunque l'oggetto d'interesse del Museo del Cinema non sarà solo l'opera cinematografica, ma tutta quella serie di documenti indispensabili al comune spettatore come allo studioso, per riscoprire il valore simbolico e culturale dell'opera stessa e per poterne usufruire nel migliore dei modi.
Per adempiere ad un così difficile compito, al Museo del Cinema dovrà essere affiancata una scienza con lo scopo di razionalizzare il materiale storico e di promuovere teorie espositive atte alla valorizzazione del patrimonio cinematografico, ovvero una Museologia del Cinema. Museologia il cui scopo sarà, in primis, di riconsiderare il ruolo che svolge l'architettura museale ("la madre architettura" come la chiama Paul Valéry) nel dialogo con l'opera d'arte e il pubblico.
Già il Ragghianti aveva auspicato la nascita di un nuovo museo: aperto, vivente, sensibile alle esigenze dello spettatore, in grado di instaurare un sistema di interazione reciproca che permettesse al museo stesso un continuo miglioramento delle sue strutture.
Il museo come spazio vivente: il Museo del Cinema si trova ad affrontare gli stessi problemi dei musei che già conosciamo: Walter Gropius sottolineava giustamente come non potesse esistere una luce perfetta per illuminare le opere d'arte in quanto luce che non muta, statica. La luce naturale è invece viva, dinamica, in continuo movimento e "ogni oggetto, visto nei mutamenti della luce diurna e nel loro contrasto, dà ogni volta un'impressione diversa".

Divas


La visione di un' opera, vuol dirci Gropius, deve essere effettuata a 360° gradi e solo un'architettura intelligente, in grado di dialogare con l'opera d'arte può permettere una fruizione adeguata della stessa da parte del pubblico. Allo stesso modo, il Museo del Cinema deve essere in grado di dare una visione completa della pellicola che, partendo dalle caratteristiche tecnico/materiali del mezzo, passando per le specificità della cinepresa e del proiettore, arrivi, per gradi, agli strumenti culturali utilizzati per la realizzazione del film.
Per la realizzazione di questo scopo il museo deve anche recuperare la sua accezione primaria di
"luogo di incontro", di discussione per la ricerca e lo sviluppo della conoscenza. Qualità che è andata scomparendo nel momento in cui il museo da privato è diventato pubblico, come mettono in risalto i sostenitori della nuova museologia. Proprio la mancanza all'interno del museo di un luogo di incontro viene a privare questa istituzione del compito di stimolare e invogliare il pubblico all'approfondimento.
Il Museo del Cinema possiede inoltre un'altra peculiarità già teorizzata nella nuova museologia, e cioè la possibilità di offrire un servizio culturale e, nello stesso tempo, un servizio di svago e divertimento. Formula sintetizzata dal termine "edutainment" (che potremmo tradurre con il nostro: imparare divertendosi) che gli americani conoscono molto bene da tempo e che mettono in pratica nella realizzazione dei loro musei d'arte. Il museo, infatti, negli Stati Uniti svolge sia un compito culturale e informativo (educational), sia un compito ludico e spettacolare (entertainment). Un luogo che, paradossalmente, ribalta le motivazioni che spingono alla visita museale, ma che, attraverso "il piacere", che può essere anche quello di andare a fare shopping o cenare al ristorante, riesce a perseguire gli stessi fini.
Inutile dire che anche il Museo del Cinema dovrebbe cercare di ricreare una certa familiarità all'interno di questa istituzione pubblica che è poi una tendenza generale a cui stiamo andando incontro da anni, come suggerisce Jean Baudrillard con la scomparsa della separazione netta fra luogo pubblico e privato.
In ogni caso, affiancare all'istituzione museale cinematografica luoghi considerati "profani" come negozi di libri, videocassette e dvd o sale di ristorazione non sarebbe affatto una svalutazione dell'istituzione stessa ma anzi un suo completamento, offrendo l'opportunità ai visitatori di mettere a frutto le conoscenze appena apprese, e quindi di aprire in loro nuovi interessi, nuovi percorsi, nuovi viaggi nella Storia dell'uomo.

  Associazione Studi Museologia del Cinema - info@asmdc.com