La mostra fotografica, in programma presso la Domus Mazziniana dal 25 gennaio al 29 febbraio 2008, intende presentare le foto di alcuni monumenti di Ettore Ferrari, in particolare le statue dedicate a Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e Giordano Bruno riportandoci ad un momento fondamentale della costruzione di una identità culturale italiana, a quel momento a cavallo dei secoli XIX e XX in cui ogni città o villaggio dedicava ai maggiori personaggi del Risorgimento monumenti che volevano rappresentare un tributo ideale al celebrato, ma avevano anche l'effetto di ridisegnare l'assetto urbano e di testimoniare stili e linguaggi artistici caratteristici. E' questo il mondo soprattutto di Ferrari, che realizzò i più celebrati monumenti di quel periodo, dal Giordano Bruno di Campo dei Fiori ai numerosi Garibaldi in tante città italiane, tra cui Pisa, e infine anche il monumento romano a Mazzini che, osteggiato per decenni per diversi motivi, fu infine collocato sull'Aventino più di cinquant'anni dopo il suo progetto, nel 1949. La cifra stilistica delle opere monumentali di Ferrari è una mediazione tra un realismo ritrattistico e una misurata ricerca del patetico: piuttosto che al gesto, spesso trattenuto come nella posa del Giordano Bruno di Campo dei Fiori (poi riproposto in numerose città italiane e straniere, proprio per la muta efficacia della posizione), è ai particolari che si affida il messaggio ideologico e pedagogico della statua. Così ad esempio nel monumento equestre a Garibaldi a Rovigo, in cui l'eroe trattiene il focoso cavallo piuttosto che incitarlo (con riferimento agli episodi di Bezzecca e Aspromonte) e soprattutto mostra il repubblicanesimo (suo e dello scultore) nelle due corone regali rovesciate che stanno in luogo delle staffe. Il movimento contenuto e composto è forse il tratto più caratterizzante anche nelle realizzazioni meno patetiche, come il Garibaldi pisano, che nella posa asciutta rinuncia anche ai riconoscibilissimi particolari dell’abbigliamento, come il poncho o il cappello a larga tesa, e lascia ai bassorilievi del basamento il racconto di episodi della vita dell’eroe, in particolare la degenza a Pisa dopo la ferita di Aspromonte. La mostra è completata da una antologia dei monumenti garibaldini di Ferrari, con documentazione proveniente dal fondo Ettore Ferrari dell’Archivio Centrale dello Stato, oggetto di una pubblicazione recente della Domus Mazziniana.
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